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Diario
29 novembre 2009
LAVORO&LAVORI/L’OCCUPAZIONE CHE VERRA’
L’OCCUPAZIONE CHE VERRA’
Inutile cercare nella sfera di cristallo o attendere l’esito delle diverse e contrastanti profezie. L’occupazione che verrà si sta già concretizzando via via che avanza la crisi. E’ vero, la rotta della stessa crisi è incerta e insicura (potrebbe andare meglio, potrebbe andare peggio; potrebbe andare verso un approdo o un altro approdo)...ma intanto il flusso di avviamenti al lavoro (in calo e qualitativamente diversi da quelli di prima della crisi) e le dinamiche sociali ed economiche degli indidui, delle famiglie, delle imprese, disegnano una situazione nuova.
Ben difficile pensare che tutto ritorni al suo posto, e anche le valutazione della ripresina (cioè per un piccolo accenno di miglioramento dopo un tonfo che è durato piu’ di un anno e che siamo ancora lontani dal poter colmare) ci consegna processi di formazione della base occupazionale molto diversi (basti leggere le ultime previsioni di Confindustria).
Meno grande-media industria; enormi difficoltà nel lavoro autonomo; una quantità di ammortizzatori sociali (questi oramai sempre piu’ in deroga in ragione dello sfondamento dei tetti di durata ordinari e in deroga rispetto ai target ordinari) crescente, caratterizzati da aree di lavoratori il cui rientro in produzione non è piu’ assolutamente scontato; i sussidi di disoccupazione (della durata tra i 9 e i 12 mesi...quindi conclusi per chi si è ritrovato disoccupato all’inizio della crisi) da novembre 2008 crescenti; una crisi del terziario grave, e incapace di garantire l’assorbimento delle eccedenze delle manifatture e delle crescenti eccedenze del terziario piu’ tradizionale e arretrato; uno tasso di disoccupazione crescente a cui si affianca un minore tasso di diminuzione degli occupati (evidentemente molti inattivi si muovono alla ricerca attiva del lavoro.....ma occorre anche dire che chi non fa ricerca attiva del lavoro, caso attuale del Sud dove evidentemente la speranza oramai di lavorare e’ spesso riposta in soffitta!, non rientra nei numeri dei disoccupati).
Spulciare quindi tra le informazioni e le previsioni che ci indicano il futuro occupazionale, pur con tutte le incertezze e le approssimazioni che sono scontate per chi si assume la responsabilità di dirci che fine faremo, è sicuramente cosa non solo utile ma assolutamente necessaria, non per altro per pilotare un po’ meglio, nell’attuale tempesta, le politiche passive e le politiche attive del lavoro, e per non confondere la concorrenza dell’offerta di lavoro con piu’ consistenti riprese di sviluppo e occupazionali.
Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, con la sintesi del Rapporto sul mercato del Lavoro 2008-2009 , e con il documento che ne è la premessa (il voluminoso originale, completo di tutto è rintracciabile su http://www.portalecnel.it/Portale/documenti.nsf/vwAreaTematica?Openview&RestrictToCategory=Mercato del Lavoro&Start=1&Count=10000&AreaTematica=Mercato del Lavoro&AreaTematicaPadre=POLITICHE DEL LAVORO , ci fornisce attente valutazioni su quello che sta accadendo e quello che potrà accadere (e’ relativamente facile, viste le prospettive “nazionali” ed “europee” delineate riportare anche nel nostro contesto locale gli scenari proposti).
Dunque l’occupazione che verrà si definisce, allo stato, come relativamente di volume inferiore, piu’ precaria, e, quella a tempo indeterminato (calante) piu’ a part-time, piu’ complessivamente dequalificata, e “tirata” dall’occupazione degli stranieri (in caduta della sanatoria e dell’allargamento della Unione Europea) e in particolare tirata dalle attività di cura e assistenza (badanti e simili,....e qui si contano solo le legali!).
Se questi sono i fenomeni occupazionali del nuovo secolo per l’Italia che persisteranno, c’è proprio da preoccuparsi, prima di tutto per la coesione sociale del nostro paese, ma anche per i tanti diplomati e laureati (in forte crescita anche se siamo ancora indietro rispetto all’Europa piu’ avanzata) e per la induzione di forti e consistenti processi migratori che questa situazione propone (allo stato c’è già un forte processo dal Sud verso il Nord di Laureati e Diplomati, ma le correnti migratorie dall’esterno, in ragione di disponibilità di posti e ruoli, ma anche condizioni di lavoro, che gli italiani non gradiscono, non sembrano esaurirsi....anche se è evidente la torsione infra-comunitaria delle stesse).
Per il Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro, il picco di disoccupazione non è ad ogni modo alle spalle, bensi’ di concretizzerà nel 2010 (su questo la situazione ambigua dei cassaintegrati, occupati statisticamente, pesa enormemente visto il loro numero molto elevato e in crescita).
Ma non bisogna lasciar fare al mercato del lavoro, anzi occorre por mano alle correzioni delle dinamiche in atto, e da cui il nostro paese uscirà ancora piu’ povero e con maggiori criticità sociali (siamo indietro di un buon 20% di PIL rispetto all’Europa forte, e il divario Nord-Sud è assolutamente esplosivo).
Occorre riprendere una fortissima attenzione al rapporto tra economia e base occupazionale anche utilizzando le previsioni che contraddicono platealmente l’ottimismo di chi centinella i decimali di PIL confondendo il valore aggiunto con la produttività e la redditività da cui scaturisce la buona o cattiva base occupazionale, e confondendo la ricchezza di oggi con quella di prima della crisi.
Certo la sbornia della economia finanziarizzata e il riflesso delle considerazioni tradizionali sulle economie nazionali e locali (che la globalizzazione ha riposizionato e relativizzato in forme nuovissime e estremamente fluide ) non ci aiutano.
Ma questa è la sfida che ha davanti chi intende difendere, senza velleitarismi, il modello sociale europeo e i diritti (e il benessere) che ne sono il presupposto. E la politica non puo’ limitarsi ad applaudire e a fischiare. Deve sicuramente rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani per cercare di porre rimedio al nostro destino.
PB (paolo borghi livorno)
http://borghino.ilcannocchiale.it/
gli allegati in http://ilgazebo.wordpress.com/ rubrica lavori e lavoratori
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